Top Module Empty
powered_by.png, 1 kB

Advanced Events Countdown

There are no upcoming events

Home
La missione del JRS PDF Stampa E-mail
La missione affidata al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jesuit Refugee Service) da Padre Arrupe, Superiore Generale della Compagnia di Gesù, che lo fondò nel 1980, include tutte le persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti, violazioni dei diritti umani, disastri umanitari.

6 aprile - 27 maggio 2006 

Sentire con gli occhi.

L'arte della Compagnia di Gesù.

Annuncio di fede e promozione della giustizia 
 
 

Testo in catalogo di:

Giovanni La Manna S.I., Presidente Centro Astalli 

La missione del JRS

La missione affidata al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jesuit Refugee Service) da Padre Arrupe, Superiore Generale della Compagnia di Gesù, che lo fondò nel 1980, include tutte le persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti, violazioni dei diritti umani, disastri umanitari. L'insegnamento sociale della Chiesa riconosce tutte queste persone come rifugiati di fatto, data la natura involontaria della loro migrazione e la violenza delle sua cause. Anche il JRS, in piena consonanza con il sentire della Chiesa, adotta una definizione del termine rifugiato più ampia di quella prevista dalla Convenzione di Ginevra. Padre Arrupe, nel 1980, all'atto della fondazione del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, ne delineò chiaramente il mandato: accompagnare, servire e difendere i diritti dei rifugiati e degli sfollati. Questo organismo fu creato soprattutto per far fronte alla crisi dei rifugiati indocinesi, i boat people del Vietnam, con l'idea di un servizio a breve termine. Ma da allora il numero dei rifugiati nel mondo è raddoppiato, raggiungendo i 50 milioni di persone sradicate con la forza dalla propria terra. E così il Servizio dei Gesuiti ha continuato ad affiancare tali persone senza mutare lo stile del lavoro, che è insieme umano e spirituale. Si tende al bene a lungo termine dei rifugiati, anche se non si sottovalutano le loro necessità più immediate ed urgenti. Prioritario nel nostro mandato, come è scritto anche nello statuto del JRS, è essere con i rifugiati. Di grande importanza per comprendere come e dove il JRS opera, è la conoscenza dei criteri con i quali vengono scelti luoghi e progetti. Possono essere sintetizzati così: cercare il bene più grande e universale; servire laddove c'è un bisogno maggiore e dove altri non sono presenti; servire dove si può portare il contributo più significativo. 

Il Centro Astalli

Il Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, funziona dal 1981 e offre molteplici servizi e attività. Il Centro si indirizza soprattutto a richiedenti asilo politico e a rifugiati, ma con una certa disponibilità agli immigrati in difficoltà. Sono ancora troppi purtroppo i richiedenti asilo e i rifugiati che devono trascorrere dei lunghi periodi all'addiaccio, senza un tetto per riparo, a causa di problemi burocratici (il permesso di soggiorno rilasciato da una questura diversa da quella di Roma, ad esempio), di carenza nelle misure di assistenza, di disorganizzazione. A queste persone offriamo servizi di prima accoglienza (mensa, centri di accoglienza, sostegno legale, scuola di italiano per persone arrivate recentemente sul territorio italiano) e di seconda accoglienza (aiuto all'inserimento lavorativo e alloggiativi per persone che sono già in Italia da qualche tempo). Insieme al Centro Astalli, va ricordato il Centro Arrupe, sempre a Roma. In questo caso, il Centro accoglie nuclei familiari, con una forte presenza di bambini.

Tra le categorie che maggiormente cerchiamo di proteggere vi sono le vittime di tortura. Si tratta di persone che hanno subito carcerazioni extragiudiziali, percosse e violenze tanto fisiche quanto psicologiche e che portano con sé le conseguenze di questi traumi. Attraverso il centro di ascolto e l'ambulatorio medico, negli ultimi due anni, sono passate oltre trecento casi di vittime di torture. Grazie all'Associazione Medici contro la Tortura, con cui collaboriamo, queste persone hanno potuto avere l'opportuna certificazione di quanto hanno subito, che è stata di aiuto decisivo al momento dell'intervista per il riconoscimento dello status di rifugiato.

Il nostro lavoro vuole caratterizzarsi sempre come un fatto educativo. È vero che offriamo dei servizi di tipo assistenziale che vengono incontri a bisogni primari (mensa, alloggio notturno, ambulatorio medico, ecc.), ma l'intento è aiutare le persone a essere autonome, a camminare con i propri piedi. Normalmente le persone che utilizzano i nostri servizi tendono a non restare troppo tempo dipendenti dalla nostra assistenza. Il nostro obiettivo è soprattutto quello di dotarli degli strumenti necessari per essere autonomi (documenti, conoscenza della lingua, del contesto in cui si trovano).

Un altro settore importante del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e del Centro Astalli è l'informazione e l'attività culturale. Abbiamo compreso che lavorare per l'accoglienza dei rifugiati e degli stranieri significa anche fare opera di informazione presso i nostri concittadini. Tanti pregiudizi e chiusure sono il frutto di mancanza di conoscenza e soprattutto di contatto con immigrati. Per questo è nata la Fondazione Centro Astalli, che ha come scopo quello di promuovere una diffusa attività di sensibilizzazione su queste tematiche. La Fondazione ha anche promosso una rete di Associazioni, legate alla spiritualità ignaziana, che si occupano di immigrati e richiedenti asilo. Scopo di questa rete è quello di mettere in comune risorse e conoscenze, ma anche confrontarsi e riflettere insieme.

Nel corso dei suoi venticinque anni di vita l'Associazione è molto cresciuta, come è cresciuto il problema degli immigrati e la coscienza che se ne ha in Italia. La struttura attuale è suddivisa in diversi settori all'interno dei quali lavorano personale stabile, volontari e giovani in servizio civile volontario. L'interazione di queste componenti da un lato ha fatto crescere la professionalità del nostro intervento e dall'altro ha mantenuto lo spirito di gratuità e solidarietà, assolutamente necessario per continuare ad essere un'Associazione di volontariato e non divenire un'impresa. La scelta di fondo rimane quella originaria: mettere al centro la persona del rifugiato, con le sue attese, i suoi bisogni, le sue crisi, le sue speranze. Una persona da servire, difendere, accompagnare verso una vita che ricomincia, che riparte. 

Il servizio alle persone in difficoltà

Un brano della lettera di Padre Kolvenbach, attuale Superiore Generale della Compagnia di Gesù, con la quale egli confermava la Missione del Jesuit Refugee Service, afferma: 

[…] Ignazio stesso e i suoi primi compagni ci forniscono forse l'esempio migliore di come possiamo, oggi, servire i bisogni dei rifugiati del nostro tempo.

Nel novembre del 1537, meno di un anno dal loro arrivo a Roma, dovettero affrontare crisi difficili. Il raccolto dell'estate del 1538 era stato molto scarso e l'inverno si era rivelato il più rigido dall'inizio del secolo per l'Italia. Carestia, malattie e il freddo avevano indotto migliaia di poveri dalle aree circostanti la città ad andare a Roma dove solo pochi, però, erano riusciti a trovare un riparo e aiuto. Molti dormivano all'aperto, e ogni mattina vi erano nuovi morti nelle strade. La comunità degli 'amici del Signore' all'epoca era composta da Ignazio, Francesco Saverio, Fabro, Laynez, Bobadilla, Rodrigues, Salmeron, Gaio, Broet e Codure. Durante il giorno uscivano a mendicare pane, verdure e legna da ardere. Durante la notte raccoglievano i senzatetto nelle strade e nelle piazze per condurli nella loro nuova casa vicina alla Torre del Melangolo, il cui uso era stato concesso da Antonio Frangipani, un ricco benefattore. Lì lavavano i loro ospiti e davano loro da mangiare. Dopo la cena si radunavano tutti in una grande sala dove veniva acceso un fuoco. I Padri insegnavano il catechismo ai loro ospiti e li preparavano alla confessione e all'Eucaristia. Poi, ad ognuno, veniva assegnato un posto per dormire. I Padri cedevano i loro letti ai malati e ai più deboli.

Nel giro di quattro mesi il numero dei rifugiati nella casa di Frangipani era cresciuto da 200 a 300 e poi ancora a 400, cosicché anche questo grande edificio era diventato troppo piccolo. A metà marzo, mentre i compagni iniziarono le loro riunioni notturne per decidere se dovessero fondare un nuovo Ordine, Ignazio trovò una nuova casa per dare alloggio ad alcuni dei rifugiati, mentre ad altri venne dato un posto in ospizi in tutta la città, dove i compagni si recavano in visita durante il giorno. Nel giro di un anno, il numero dei rifugiati a Roma dei quali Ignazio e i suoi amici si prendevano cura era arrivato a 3.000, su una popolazione totale di 40.000 persone.

Nel febbraio del 1541, Ignazio e i suoi compagni si spostarono dall'edificio di Frangipani in una nuova casa, dove oggi vi sono la Chiesa del Gesù, lo scolasticato internazionale e la residenza del Provinciale d'Italia. Lì, Ignazio morì nelle prime ore del 31 luglio 1556. 

La risposta di Ignazio e dei suoi primi compagni agli sfollati di Roma ispirò padre Arrupe ad agire in maniera simile. Nell'autunno del 1981, centinaia di giovani rifugiati provenienti dall'Etiopia dormivano nelle strade e nelle piazze di Roma e nei dintorni della principale stazione ferroviaria. La maggior parte di costoro non aveva documenti né altri averi oltre agli abiti leggeri che indossavano. A ottobre, quando iniziarono violenti temporali, si potevano incontrare mentre camminavano per Roma affranti, affamati, sofferenti per il freddo e la pioggia. Non correvano il rischio di mendicare per paura di essere arrestati. Quando uno di loro si sentiva male veniva spedito da un ufficio all'altro, a volte fino a quando non sveniva nella strada esausto e febbricitante. Bisognava fare qualcosa. Prima della fine dell'anno, i Gesuiti responsabili del nuovo Servizio per i Rifugiati aprirono un centro di accoglienza per i rifugiati etiopi nel seminterrato della residenza del Gesù, in Via degli Astalli, dove Ignazio aveva stabilito la prima Casa generalizia della Compagnia.  

Il brano citato richiama la continuità storica tra il lavoro del JRS e quello che sant'Ignazio e i primi gesuiti facevano nel medesimo luogo già 450 nni fa. Allora come oggi si trattava di persone che bussavano alla porta e avevano bisogno di tutto. E allora come ora lo spirito di sant'Ignazio faceva coincidere con grande spontaneità l'amore verso il Signore Gesù con il servizio alle persone in difficoltà.
 
< Prec.   Pros. >
(C) 2008 Ignatius Xavier - Anno Saveriano 2006 - San Francesco Saverio
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL.