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Sentire con gli occhi. L'arte della Compagnia di Gesł. PDF Stampa E-mail
Molte cose sono cambiate dal tempo di Ignazio. Il Concilio di Trento non si era ancora concluso. La vita della Chiesa stava cercando un nuovo modo di relazionarsi con il mondo dopo le drammatiche ferite prodotte dalle tensioni e fratture della Riforma protestante.

6 aprile - 27 maggio 2006 

Sentire con gli occhi.

L'arte della Compagnia di Gesù.

Annuncio di fede e promozione della giustizia 
 
 
 
 

Testo in catalogo di:

Andrea Dall'Asta, direttore Galleria San Fedele, Milano 

Sentire con gli occhi. L'arte della Compagnia di Gesù.

Annuncio di fede e promozione della giustizia 

L'arte dalla compagnia di GesùSono ormai passati molti anni da quando (15 agosto 1534) Ignazio e altri sei studenti di diverse nazionalità dell'Università di Parigi - Alfonso Salmeron, James Lainez, Nicholas Bobadilla, Francisco Xavier, spagnoli, Pietro Favre, francese e Simon Rodrigues, portoghese - si incontrarono a Montmartre, legandosi con i voti di povertà, castità e obbedienza e fondando quella che sarebbe poi divenuta la Compagnia di Gesù (Societas Iesu). Compagni di viaggio di Gesù, dunque. Pochi anni dopo, il 27 settembre 1540, papa Paolo III confermava l'Ordine con la bolla papale Regimini militantis ecclesiae. Da allora, la Compagnia si è diffusa in tutto il mondo, realizzando università, collegi, seminari, ospedali, istituti per aiutare i marginali come poveri e prostitute, attività che ancora oggi fa la Compagnia in diverse parti del mondo.

Molte cose sono cambiate dal tempo di Ignazio. Il Concilio di Trento non si era ancora concluso. La vita della Chiesa stava cercando un nuovo modo di relazionarsi con il mondo dopo le drammatiche ferite prodotte dalle tensioni e fratture della Riforma protestante. La Compagnia di Gesù, in questo 2006, ricorda sant'Ignazio di Loyola a 450 anni dalla morte, san Francesco Saverio e il beato Pietro Favre a 500 anni dalla nascita. Si tratta dunque di un anno particolarmente importante. Ma se la Compagnia vuole ricordare le proprie origini, non è per guardare nostalgicamente al passato, quanto piuttosto per volgere il proprio sguardo al futuro, cercando di riscoprire le motivazioni grazie alle quali i primi compagni seppero vivere intensamente le battaglie del proprio tempo. D'altra parte, oggi come allora, viviamo in un momento storico di rinnovamento, pensiamo all'attenzione che la Chiesa dedica alla relazione tra fede e giustizia o al desiderio di superare antiche divisioni attraverso il dialogo ecumenico.

Sarebbe impossibile qui anche solo abbozzare l'eredità spirituale e culturale di Ignazio, Saverio o Favre. Di Ignazio ci limitiamo a ricordare come il suo messaggio si concentri sull'interiorità, su tutto quello che è in relazione alle decisioni personali e alle motivazioni che stanno alla loro origine. Gli Esercizi spirituali tracciano un vero e proprio cammino di conversione compiuto dal Pellegrino, come si definisce Ignazio nella Autobiografia. Questo itinerario verso Dio è proposto a chi desidera vivere la propria vita contemplando quella di Cristo. Un cammino di discernimento per comprendere il cuore dell'uomo e purificarlo. Un itinerario spirituale, concepito come analisi delle ragioni delle proprie decisioni. Di Francesco Saverio ricordiamo soprattutto l'attività missionaria in Oriente e il suo instancabile e appassionato desiderio di conquistare le anime, secondo il linguaggio del tempo, per condurle alla salvezza. L'urgenza e la passione di annunciare il Vangelo attraversano tutta la sua vita. Sull'esempio di Francesco, partito da Lisbona nel 1541 verso le Indie e mai più tornato in Europa, innumerevoli gesuiti, in condizioni di estrema povertà e disagio, cercheranno di portare il Vangelo in tutti i Paesi allora conosciuti, subendo persecuzioni, sino al martirio. Grandiosità e coraggio che caratterizzeranno tanti progetti apostolici: dall'opera delle Riduzioni in Paraguay all'introduzione del cristianesimo in Cina grazie a Matteo Ricci. Fascino di grandi iniziative apostoliche che getteranno le basi per una riflessione sul fatto che l'evangelizzazione deve rispettare le coscienze e le culture, e favorire le esigenze di dialogo e di sviluppo, dando risposte alle sfide del pluralismo religioso e dell'indifferenza. E infine Pietro Favre, certamente meno conosciuto rispetto a Ignazio e Francesco. Era un uomo di intensa preghiera, alla continua ricerca del senso delle sue azioni. Uomo umile che vive nel silenzio, dando gli Esercizi Spirituali, ascoltando le confessioni dei poveri come dei potenti. Insomma, un maestro di spiritualità da riscoprire.

 

Un viaggio alla ricerca di Dio nella storia

Nell'ambito di varie iniziative volte a celebrare questi anniversari, la Galleria San Fedele di Milano organizza una mostra di opere antiche e contemporanee, alcune delle quali appositamente realizzate per l'occasione. Non è una mostra sulla storia della Compagnia di Gesù, impresa pressoché impossibile: si tratterebbe, infatti, di rendere conto di una storia pluricentenaria, caratterizzata da grandi progetti, iniziative, desideri, ma anche da drammatiche sconfitte, lacerazioni, ferite. E questo attraverso un'infinità di documenti, dipinti, sculture. La mostra presenta invece alcune opere scelte, in grado di aprire sentieri, richiamare esperienze, dischiudere prospettive di senso. Una mostra che voglia cogliere il significato autentico della Compagnia di Gesù non può del resto strutturarsi attraverso l'esposizione di una serie di documenti archivistici, di collezioni di opere d'arte o di reportages su attività apostoliche; essa deve piuttosto permettere di compiere una esperienza. Sull'esempio degli Esercizi Spirituali, che non sono da leggere, quanto piuttosto da integrare con la propria vita. In altre parole, indica la necessità di sentire con gli occhi: attraverso il sentire, l'immagine interpella l'uomo. Il filo conduttore della mostra è un percorso guidato, un cammino che interfaccia passato e presente. Un viaggio alla ricerca di Dio nella storia dell'uomo. È lo stesso viaggio proposto dagli Esercizi, perché il fedele incontri il Dio della vita. In questo percorso opere antiche dialogano con opere contemporanee, condividendo la medesima preoccupazione che da sempre anima l'Ordine per l'annuncio della fede e la promozione della giustizia. 

Le testimonianze dei santi

Ogni sezione della mostra è composta da poche, ma significative, testimonianze storiche. Una di esse si concentra sulle rappresentazioni di alcuni santi della Compagnia: Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Luigi Gonzaga, il polacco Stanislao Kostka. Sono ritratti che molto devono alla sensibilità barocca. Colpisce la Gloria di sant'Ignazio, di Giovan Battista Tagliasacchi. Vestito in abiti sacerdotali, tiene in mano un libro sul quale è scritto Ad maiorem Dei Gloriam: ogni azione dell'uomo deve avere come finalità la maggior gloria di Dio. L'uomo è chiamato a uscire da se stesso, come Abramo esce dalla sua terra. Colpiscono la Vergine con il bambino che appare a san Stanislao Kostka nel bozzetto inedito del Maratta: un'epifania in cui l'invisibile irrompe nel nostro mondo sensibile. Ma anche san Luigi Gonzaga di Gian Bettino Cignaroli in preghiera, in contemplazione del Crocifisso, o san Francesco Saverio di Clemente Ruta, colto nel momento della morte, di fronte alla Cina, meta mai raggiunta del suo viaggio missionario in Oriente. 

La contemplazione del mondo a partire dagli ultimi

La sezione successiva pone in rilievo l'attenzione della Compagnia al mondo, e soprattutto a quello dei poveri, degli emarginati. Negli Esercizi Spirituali, Ignazio invita il fedele a vedere come le tre divine Persone osservano la «superficie ricurva del mondo popolato di uomini»: un mondo lacerato, diviso, attraversato da violenze e conflitti. Per salvare il genere umano, continua Ignazio, decidono di inviare la seconda Persona, il Figlio [102]. La sfera in metacrilato di Marcello Mondazzi, con la sua forma irregolare e la superficie lacerata, ferita, pallida, allude a un mondo bisognoso di redenzione. Dio china il suo capo per ascoltare il grido degli uomini e soprattutto quello degli ultimi, dei dimenticati. Dio pone il suo sguardo su un'umanità sofferente. Umanità colta attraverso le intense e drammatiche foto dei malati psichiatrici dell'artista di origine ebrea Lena Liv - mondo di segregati, il cui volto irraggia una straordinaria dignità e nobiltà - o attraverso gli oggetti scartati e quindi recuperati dall'artista americano Lawrence Carroll nelle periferie di Los Angeles o di New York, come a riscattare la condizione di chi è emarginato. Una esile Croce in rame di Pietro Coletta indica che solo attraverso la Croce è possibile la salvezza. E la Croce è passaggio dalla morte alla vita. Passaggio attraverso il limite.  

Dio offre la sua vita: la Croce…

Ignazio di Loyola consacra due delle quattro tappe dei suoi Esercizi alla morte e risurrezione di Cristo. Dalla fede nella risurrezione sono nati i grandi missionari della storia dell'Ordine. Si può dire che l'illuminazione di Pasqua è il vero segreto dei gesuiti. In una prima parte di questa sezione, una Croce vitrea sfregiata rappresenta un diaframma trasparente, quasi fosse in ascolto del mondo, della vita nelle sue contraddizioni (opera di Giancarlo Marchese). Ai suoi lati, esili mani s'innalzano in un gesto di dolore e di supplica (Mario Raciti). Poi, il drammatico silenzio di due tele: una dai colori terrosi, come suolo deserto, senza speranza (Giorgio Braghieri); l'altra come cielo di tenebra, di assenza (Valentino Vago). Immagini del silenzio di Dio? Sulla Croce, il Cristo stesso condivide con l'uomo il dramma di questo silenzio. Abisso del non senso, che l'umanità è chiamata ad attraversare, rivolgendo il proprio sguardo al Dio Crocifisso. E nella sezione successiva, la Croce si fa abbraccio del Cristo al mondo (Mirko Marchelli). Questo abbraccio si staglia su un grande monocromo giallo-oro (Alfonso Fratteggiani Bianchi). Grazie a questo abbraccio, la vita dell'uomo è come illuminata, si fa luce.  

… e il Sacro Cuore

Il tema della Croce riconduce a quello del Sacro Cuore. In questa sezione, la mostra espone due gouaches (pigmenti diluiti in acqua su carta) di Lucio Fontana e un suo disegno a penna su carta inedito. Ogni uomo è chiamato a seguire il Cristo, per integrare il segreto della sua umanità alla propria vita. E presenta un altro Sacro Cuore, un grande monocromo rosso dell'artista americano Phil Sims: «Nelle tue piaghe nascondimi», dice la preghiera medievale cara a Ignazio, l'Anima Christi. L'umanità di Dio è accolta nelle piaghe di Cristo. Dio fa dono della sua vita, del sangue che sgorga dalle sue ferite. 

Con il Cristo

Contemplando la vita di Cristo, siamo chiamati a imitarlo, a diventare simili a lui. Questa sezione esemplifica il modo con cui gli Esercizi pensano l'immagine, il cui fine è di permettere l'incontro con il Figlio di Dio. L'immagine non ha una semplice finalità estetica, ma deve aiutare il fedele a entrare in comunicazione con la sua persona, con la sua vita. Come esempio, un Cristo inchiodato, uscito dalla bottega del Cerano a Milano, che riprende una più antica iconografia. Per Ignazio, l'immagine suscita una relazione. E la rappresentazione, come ben sottolinea anche l'interpretazione contemporanea di William Xerra, si fa incontro di sguardi, invito a una relazione intersoggettiva, a una conversione interiore. L'immagine non è autoreferenziale, come oggi spesso si afferma. Per Ignazio, l'immagine rende visibile una presenza, invita a un colloquio, a un dialogo interpersonale.  

Un'umanità redenta con Maria

Negli Esercizi Maria occupa un posto fondamentale: è soprattutto Signora e Madre. Spesso, il fedele, al termine della preghiera, è invitato a un triplice colloquio, di cui uno è con Maria. In mostra è presentata una Incoronazione della Vergine di Ambrogio Figino, dipinto tardo-cinquecentesco: Dio incorona gli umili di vittoria. Gli ultimi sono innalzati e i potenti spodestati, dice il Magnificat. Dio incorona gli uomini della sua divinità. All'Incoronazione sono affiancate un'Annunciazione e una Madonna con bambino di Mario Sironi, e lo studio di un giovane artista, Paolo Rigamonti, morto tragicamente alcuni anni fa, un monocromo azzurro, concepito come un manto di luce aurorale. Infine, un'interpretazione dolcissima di Maria del fotografo Giovanni Chiaramonte da cui traspare la tenerezza della Madre di Dio che protegge e benedice i suoi figli. 

Artisti gesuiti

Se la Compagnia ha ispirato molti artisti, ha anche favorito l'attività di alcuni gesuiti che hanno comunicato attraverso l'arte la loro esperienza di Dio. La mostra espone un Sacro Cuore di Fratel Venzo: spiritualità intensa espressa attraverso macchie di colore. Se Giovanni Poggeschi dipinge un mondo semplice, dimesso, un elogio del quotidiano, Anselmo Perri rappresenta drammatiche visioni attraversate da un'inquietante opposizione luci-tenebre. Guido Bertagna, con rappresentazioni delicate, tenui, metafisiche, ci consegna i suoi splendidi Appunti d'infinito. Frammenti come tracce silenziose di preghiere.

Annuncio della fede e promozione della giustizia

Durante la prima settimana degli Esercizi, Ignazio invita a contemplare interiormente il Crocifisso. Propone poi di esaminare se stessi e di chiedersi «che cosa ho fatto per Cristo, che cosa faccio per Cristo, che cosa devo fare per Cristo» [53]. Un vero invito dalla contemplazione all'azione. Meglio, a essere contemplativi nell'azione… Con questa chiamata ad agire concretamente nel mondo, la mostra comprende due sezioni fotografiche. La prima, attraverso una serie di immagini tratte dall'archivio della rivista internazionale Popoli, documenta, anche in modo ironico e divertente, l'attività missionaria della Compagnia di Gesù in Oriente (soprattutto) nella prima metà del Novecento. Frammenti significativi attraverso i quali l'Ordine ha cercato di essere fedele alle urgenze e alle necessità del proprio tempo. I gesuiti difendono a Ranchi in India, i fuori casta, i dalit contro abusi e sfruttamenti. Il padre francese Pierre Ceyrac tiene per mano un piccolo intoccabile: un'immagine in cui la prossimità, la dolcezza e la fraternità sono espresse attraverso semplici sguardi.

Il decreto IV della 32ª Congregazione Generale (1974-1975) esplicita che la missione della Compagnia di Gesù è il servizio della fede. Ma questo impegno dovrà includere, come suo costitutivo essenziale, la lotta per la promozione della giustizia. Il decreto IV è una sorta di Magna Charta dell'aggiornamento conciliare della Compagnia. Con la Congregazione Generale 32ª l'impegno per la giustizia diventa una dimensione essenziale di ogni attività apostolica del gesuita. Proprio su questa stretta relazione tra fede e giustizia, si fonda il reportage di Alberto Muciaccia sul JRS di Roma. Il Jesuit Refugee Service (Servizio dei gesuiti per i rifugiati), fondato nel 1980 dall'allora Padre Generale Pedro Arrupe per dare una risposta concreta alle condizioni di grave disagio dei rifugiati, è oggi presente in circa 50 Paesi del mondo. Si tratta di immagini che, senza addolcire la realtà, a iniziare dal modo drammatico con il quale il fotografo rappresenta i luoghi in cui il JRS si trova a operare, ben trasmette il vissuto sofferto degli immigrati e dei rifugiati. 

Una mostra, dunque - quella che si inaugura il 6 aprile al Centro San Fedele e che proseguirà fino al 27 maggio - su come la Compagnia di Gesù si relaziona con il mondo contemporaneo e con le proprie origini. Il passato non può essere proposto come feticcio da musealizzare, quanto piuttosto come sorgente da rinnovare, da far rivivere. Alla luce degli Esercizi Spirituali, fonte da cui attingere per interpretare il presente. E creare il futuro.

 
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