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Non è certo per caso se una piccola sezione è dedicata ad alcuni artisti appartenenti alla Compagnia di Gesù. Si tratta certamente di una tradizione antica per la Compagnia.

6 aprile - 27 maggio 2006 

Sentire con gli occhi.

L'arte della Compagnia di Gesù:

annuncio di fede e promozione della giustizia 
 

Sezione 8

Gesuiti artisti 

Testo in catalogo di:

Andrea Dall'Asta S.I.

È sufficiente pensare all'opera straordinaria di fratel Andrea Pozzo che dipinge la volta di Sant'Ignazio a Roma o ancora di Daniel Seghers, pittore fiammingo entrato in Compagnia nel 1614, collaboratore e amico di Rubens, celebre per le ricche ghirlande di fiori e le finte cornici in pietra che fanno da contorno a scene sacre. Pensiamo ancora a Giuseppe Castiglioni, che opera in Cina nel XVIII secolo una straordinaria sintesi tra astrattismo orientale e naturalismo occidentale. La tradizione degli artisti continua sino a oggi. Ricordiamo il francese padre André Bouler, scomparso alcuni anni fa, pittore delle vibrazioni colorate, padre Jean-Marie Tezé a Parigi, autore di maschere primitive dalle forme straordinarie, o padre Marco Rupnik che cerca di rinnovare la tradizione estetica bizantina. In mostra sono presenti quattro gesuiti italiani. Il primo è fratel Venzo, morto alcuni anni fa. L'artista veneto, dopo avere studiato a Parigi, entra in Compagnia nel 1941. Attraverso una originale elaborazione dell'insegnamento di Van Gogh, Gauguin, Cézanne e Rouault, riflette sul senso più profondo del fare artistico. Il dipingere è entrare in sintonia con il mondo, vivere una profonda intimità con la Natura. Si tratta di cogliere la fisionomia delle cose che ci circondano, come si inseriscono le masse dei volumi nello spazio. Occorre riconoscere, dice lo stesso Venzo nei suoi Ricordi, «Il loro colore più vero, quello che afferra l'anima più che gli occhi», e poi ancora «Il ritmo delle masse, le forme astratte create dai piccoli appezzamenti di terra sulle colline». E continua, riflettendo sull'atto del dipingere: «Ogni creatura diventava una Parola. E una parola di Dio». L'esperienza dell'arte si fa comunicazione con il Dio della Creazione. Contemplazione.

A Bologna opera l'artista padre Anselmo Perri, per gli amici Nzermu. Perri ha dedicato tutta la sua vita alla passione sociale e civile. Elabora una pittura drammatica, visionaria. La pennellata è rapida, quasi violenta. I colori sono accesi, forti. Tutto sembra suggerire la forza e l'intensità della sua terra, la Calabria. Luce e tenebre: questa dialettica sintetizza bene la sua pittura. È la dialettica stessa della vita, in tutti i suoi contrasti e le sue contraddizioni. E poi ancora, sempre a Bologna, padre Giovanni Poggeschi ha comunicato la sua esperienza di fede con uno stile semplice, piano, frutto di una lunga e profonda sintesi artistica e umana. Amico di Giorgio Morandi, entra in Compagnia nel 1936. La sua opera non si incentra su temi di carattere esplicitamente religioso. Le sue opere raffigurano generalmente scene di vita quotidiana, nature morte. Contemplazioni di vita umile, dipinte con grande affetto, tenerezza, dolcezza. La vita delle piccole cose diventa elogio del semplice, dell'umile. Infine, padre Guido Bertagna, entrato in Compagnia nel 1986, che dipinge e scolpisce a Milano. La sua ricerca si incentra soprattutto sulla figura di Cristo, rappresentata con grande intensità drammatica e sincerità espressiva, a partire da una felice quanto originale rielaborazione dei grandi modelli della tradizione romanica. In mostra presenta una serie di acquarelli, dipinti in Alaska nell'inverno 2002. Si tratta di Appunti di infinito. Frammenti di preghiera. Paesaggi, in cui il colore, a differenza dei paesaggi di fratel Venzo, si dissolve in pennellate leggerissime, delicate, da splendidi accenti lirici. Preghiera solo sussurrata, mormorata, quasi impercettibile, ma di grande forza e intensità espressiva. E drammaticamente sofferta. Questi artisti sembrano mostrare che non esiste un'arte cattolica. L'artista comunica la propria fede, non tanto o solo grazie a un contenuto iconografico, quanto attraverso il senso della propria ricerca, della propria tensione esistenziale. Un pittore è credente non per l'oggetto che dipinge, ma per il modo con cui esprime la sua visione del mondo, il suo pensiero visivo, per la densità simbolica che riesce a comunicare attraverso l'immagine, aspetti che nascono solo dal senso più profondo della propria esperienza di fede. Ritrovare Dio in tutte le cose, dicono gli Esercizi di Ignazio. E questo attraverso tutti gli aspetti della vita. Come in un paesaggio, o nel tratto di una leggerissima… pennellata. 

Fanno parte della sezione le seguenti oepere:

33. Anselmo Perri (Nzermu), L'addio, 1962, olio su tela, cm 50x60

34. Fratel Venzo, Sacro Cuore, 1970, olio su tela, cm 85x70

35. Guido Bertagna, Appunti d'infinito, acquarello su carta, cm 10x15

36. Gianni Poggeschi, Natura morta, 1972, olio su tela, cm 40,5x50

 
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