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Morte e Risurrezione: abbraccio e illuminazione PDF Stampa E-mail

Dio è morto. Ed è risorto. Il Nuovo Testamento e la liturgia della grande Tradizione descrivono questo impossibile come una nuova creazione, un nuovo passaggio del Mar Rosso. Ma anche come le nozze dell'agnello. Dio era diventato uomo perché l'uomo diventasse Dio - scrive Ireneo. Adesso il Vivente muore perché la morte diventi Vita. Cristo scende negli Inferi, nel luogo dell'assenza di Dio, perché l'assenza di Dio scivoli nel cuore di Dio.

6 aprile - 27 maggio 2006 

Sentire con gli occhi.

L'arte della Compagnia di Gesù:

annuncio di fede e promozione della giustizia 
 

Sezione 4

Morte e Risurrezione: abbraccio e illuminazione 

Testo in catalogo di:

Jean-Paul Hernandez S.I. 

L'uomo e la sua morte rimangono abbracciati fra il Padre che sta nei cieli e il Figlio immerso nell'abisso. Ma un abbraccio trasforma colui che è abbracciato. Lo fa passare attraverso le acque. Lo dà alla luce.  

La croce di Mirko Marchelli, Un abbraccio, è appesa davanti a un monocromo giallo-oro come una volta nelle chiese medievali i grandi crocifissi del '200 erano appesi sullo sfondo luminoso delle vetrate absidali. Le tonalità cromatiche usate da Marchelli rimandano infatti ai colori bizantini. Letta da sinistra a destra, questa croce è un racconto di Gloria che nella Bibbia sta per pienezza. Il vuoto senza fondo della morte è riempito da Dio stesso. Dio non spiega il male. Viene ad abitarlo. Letto dal basso in alto, l'abbraccio di Marchelli è un racconto di Passione. Tutta la scala cromatica, dallo zero al dieci, distende una ascensione del sangue. Colui che abbraccia si gioca, ci rimette, muore. Nella croce, il sangue di Abele diventa sangue di Dio. Anche la forma dell'opera di Marchelli richiama l'Oriente cristiano. È una croce greca, simbolo primordiale di centralità. Per i Padri orientali la croce è il centro del kosmos perché Dio ha creato il mondo avendo già la croce di Cristo davanti agli occhi. Ma la croce di Marchelli non è una croce perfetta. La sua geometria ha l'imperfezione dell'umano. Il monocromo giallo-oro di Fratteggiani funge da sfondo dell'abbraccio perché guardare la croce è un'esperienza di contro-luce di fronte alla quale ci si copre il volto (Is. 53,3). Il monocromo di pigmenti richiama l'atto di creazione originaria. L'opera evoca il gesto dell'uomo primitivo che applica il pigmento puro sulla parete della caverna. Monocromo significa dunque inizio. La risurrezione come nuova creazione. Sulla scala cromatica Fratteggiani sceglie il colore che simbolizza la luce, come uno sfondo di icona. È il colore della divinità. Situarsi davanti a questa luce significa mettersi sotto lo sguardo di Dio. Guardare come Lui mi guarda è anche per Ignazio di Loyola la porta della preghiera. La luce di Pasqua spalanca la preghiera. La rende possibile. Il colore oro nella tradizione cristiana è ancora simbolo della fedeltà. L'oro è il metallo prezioso, nobile. Che dura. Così lo sguardo di Dio. Il fedele. Colui che ci sta. Negli Esercizi Spirituali, chi riscopre la propria storia come storia della fedeltà di Dio, dopo aver contemplato la croce e la risurrezione di Cristo, accede alla contemplatio ad amorem. Diventa contemplativo nell'azione. Ispirandosi allo Pseudo-Dionigi (sec V), Ignazio invita a contemplare la presenza di Dio nel mondo come i raggi che discendono dal sole. Il monocromo di Fratteggiani è fotogramma di questa illuminazione. 

Fanno parte della sezione le seguenti opere:

17. Mirko Marchelli, Un abbraccio, 2006, stoffa, carta, legno, tempera, acrilico, cera, cm 133x109x8

18. Alfonso Fratteggiani Bianchi, Giallo, 2005, pigmenti su pietra, cm 57x51
 
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