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All'interno di un percorso esemplare, che necessita di un attento grado di riflessione, quale quello pensato da Andrea Dall'Asta per questa manifestazione strettamente legata alla storia e allo spirito della Compagnia del Gesù e volta a sottolineare la sua missione di dialogo con il mondo, si inserisce pienamente una sezione il cui tema di fondo ruota intorno al riconoscimento dell'ineffabilità dell'assoluto.
6 aprile - 27 maggio 2006 Sentire con gli occhi. L'arte della Compagnia di Gesù: annuncio di fede e promozione della giustizia
Sezione 3 Negazione? Testo in catalogo di: Francesco Tedeschi Accanto a questo, emerge il duplice livello di apparente negazione del rapporto tra Dio e l'uomo, che si manifesta nel silenzio di Dio e da parte dell'uomo nell'esperienza del limite di fronte al mistero della vita, al significato della morte, agli interrogativi metafisici. Queste considerazioni portano al cuore delle relazioni fra la riflessione teologica e la sensibilità religiosa da una parte, e la ricerca, non solo estetica, dell'arte contemporanea. Osservando le quattro opere che intendono creare uno spazio di riflessione peculiare, ci troviamo davanti alla constatazione dell'impossibilità di rappresentare in termini concreti la realtà esteriore. Ciò che predomina è il silenzio, il deserto, l'imprendibilità dell'immagine. Cosa che riflette più o meno consapevolmente un concetto teologico, quello del silenzio di Dio, della Sua impronunciabile o invisibile presenza che appare come un non-intervento, del Suo ritrarsi dal mondo, del Suo sottrarsi alla manifestazione visibile, agli interrogativi fondamentali dell'uomo. Questo va di pari passo con quell'apparenza di silenzio e di vuoto che compenetra molte opere artistiche che non possono (più) raffigurare alcunché, dare immagine, perché, pur essendo domanda, non cercano risposta in termini concreti e sensibili. Non si tratta perciò di negazioni, ma di momenti di apertura in cui si manifesta una tensione all'assoluto che supera le dimensioni del dicibile, del rappresentabile, e quindi dell'iconografia religiosa in senso proprio. La Crocifissione di Giancarlo Marchese, che di queste quattro è l'unica opera con un soggetto legato a un'iconografia religiosa immediatamente riconoscibile, dimostra, proprio nella trasparenza con la quale il soggetto resta sospeso in una superficie pneumatica, come il divino non sia lì, non possa essere nella figura, e che il sacro dell'opera non stia nella sua possibilità di interpretazione visiva immediata, ma nel suo essere traccia dell'oltre, segno di un tentativo umano di cogliere un segno ulteriore. Diversamente configurate, le tele di Giorgio Braghieri e di Valentino Vago appaiono come dei territori di deserto, di buio, di assenza, rispecchiando una condizione in cui l'uomo contemporaneao si trova, affascinato dalla libera dimensione dell'abisso, ma anche dagli spazi di un silenzio interiore, da riconquistare alla diffusa invadenza dell'immagine. L'opera di Raciti, infine, all'interno di una traccia di fisicità che affiora nel segno delle mani che si innalzano nel vuoto, si concentra in una domanda, il perché? che mette in moto ogni tentativo d'azione e di comprensione, definendosi nello spazio dell'attesa. Senza paura di limitarsi o di imporre l'una all'altra le ragioni di una visione assoluta, fede e cultura si incontrano sul terreno dell'interrogazione, prima che qualsiasi risposta definitiva possa essere formulata o accettata. Fanno parte della sezione le seguenti opere: 13. Valentino Vago, Rc.5.51, Fit eclipsis solis, 2005, olio su tela, cm 150x200, foto © Paolo Vandrasch per V. Vago 14. Giorgio Braghieri, Terra, 2006, terre su lenzuola, cm 100x100, foto ©Gianni Lapone per G. Braghieri 15. Mario Raciti, Mistero (Why), 2006, tecnica mista su tela, cm 70x50 16. Giancarlo Marchese, Una croce - Una finestra, 2006, vetro, ferro, cm 54x40x5to, foto ©Bart Herreman per G.Marchese |