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I 26 furono
trascinati da Meaco a Nagasaki, con l'intenzione di esporli al ludibrio
della folla, che ne ammirò invece l'eroico coraggio, che si manifestò
soprattutto nel momento supremo della morte, avvenuta per crocifissione
su una collina di Nagasaki il 5 febbraio 1597.
Il Giappone ha ricevuto l'annuncio della fede cristiana da S. Francesco
Saverio, che vi lavorò nel 1549-51. In poche decine d'anni, i cristiani
erano circa 300.000.
Umanamente parlando, duplice è il « segreto » che ha consentito questa
rapida espansione: il rispetto che i missionari gesuiti portavano verso
i modi di vita e le credenze giapponesi non direttamente opposti
all'insegnamento cristiano e l'impegno di immettere elementi locali
nella predicazione e nell'amministrazione.
Appunto catechista gesuita era divenuto in giovane età Paolo Miki, nato
nel 1564-66 da una famiglia benestante di Kyoto, la culla della civiltà
giapponese e capitale dell'impero dal 794 al 1868. La sua ordinazione
sacerdotale era stata rimandata « sine die », poiché l'unica diocesi di
Fusai non aveva ancora ricevuto il suo pastore. Né l'avrebbe potuto
ricevere molto presto: nel 1587 l'imperatore Toyotomi Hideyoshi, che
tentò con alterne fortune la conquista della Corea, mutò infatti il
proprio atteggiamento dapprima benevolo verso i cristiani, emanando un
decreto di espulsione dei missionari stranieri.
L'ordine venne eseguito solo in parte: alcuni missionari rimasero in
incognito nel paese e nel 1593 alcuni francescani spagnoli guidati dal
padre Pietro Battista giunsero in Giappone dalle Filippine, abbastanza
ben accolti da Hideyoshi.
Ma poco dopo avvenne la rottura definitiva, anche per motivi politici
anti-spagnoli e anti-occidentali. Il 9 dicembre 1596 vennero arrestati
sei francescani (Pietro Battista, Martino dell'Assunta, Francesco
Blanco, Filippo Las Casas, Francesco di S. Michele e Gonsalvo García),
tre gesuiti (Paolo Miki, Giovanni Soan di Gotó e Giacomo Kisai) e
quindici laici terziari francescani, cui poi se ne aggiunsero altri due
(Michele Cozaki e suo figlio Tommaso, Leone Carasumo e Paolo Suzuki
catechisti ... ).
Subìta l'umiliazione del taglio del lobo sinistro, i 26 furono
trascinati da Meaco a Nagasaki, con l'intenzione di esporli al ludibrio
della folla, che ne ammirò invece l'eroico coraggio, che si manifestò
soprattutto nel momento supremo della morte, avvenuta per crocifissione
su una collina di Nagasaki il 5 febbraio 1597. Particolare commozione
destarono le parole di perdono e di testimonianza evangelica
pronunziate da S. Paolo Miki in croce e la serenità e il coraggio di
cui diedero prova Luigi Ibaraki, undicenne, il tredicenne Antonio e il
quattordicenne Tommaso Cozaki, che morirono intonando il salmo «
Laudate, pueri, Dominum... » . |
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