(RV)Tiziana Campisi ha chiesto al gesuita padre Bartolomeo Sorge come
riscoprire oggi le personalità dei fondatori della Compagnia di Gesù.
R. – Fin dall’inizio, questi primi gesuiti sono stati gli uomini della
strada che portavano l’ideale, la gloria di Dio, nutriti dagli
esercizi, nelle trincee più avanzate.
D. – In che modo sintetizzare la spiritualità ignaziana e riproporla all’uomo di oggi?
R. – Ci disse Paolo VI che l’identità del gesuita è trovarsi ad arare i
campi più difficili, quindi dove ci sono difficoltà. Nei crocevia delle
ideologie, nelle trincee sociali, dove culturalmente si confrontano le
idee, dove l’uomo nasce, vive e muore e pensa: lì sono i gesuiti per
vocazione. Quindi, il nostro ideale – con la maggior gloria di Dio – è
quello di essere, per dirla ancora con una frase di Paolo VI, agli
avamposti dell’evangelizzazione, essere un po’ i marines della Chiesa,
i marines di Dio. E questo spirito ci viene dagli esercizi che ci rende
incarnati nelle situazioni storiche, ci fa condividere socialmente in
ogni epoca le situazioni dei più bisognosi o gli interrogativi anche
più profondi che la mente e la coscienza umana si pongono; e al tempo
stesso, portiamo – nonostante la nostra fragilità ed i nostri limiti –
la luce del Vangelo. Quindi il gesuita vive in comunità però, come
diceva Sant’Ignazio, “noi stiamo insieme per disperderci, per andare in
ogni luogo dove ci aspetta la gloria di Dio”. Questo oggi è ancora vero
perché è lo spirito del carisma perché, con il variare degli eventi dei
tempi, il carisma non invecchia ma si ravviva di volta in volta.
D. – Quale realtà missionaria vive, nel Terzo Millennio, la Compagnia di Gesù e a quali mete guarda?
R. – Siamo ormai 20 mila, sparsi in 113 Paesi del mondo, con oltre 100
università, facoltà teologiche e filosofiche, cercando di formare circa
2 milioni di studenti l’anno, e questa è una delle forme nuove, cioè
quello che muove gli uomini sono le idee, e Sant’Ignazio ha sempre
posto l’accento sulla priorità dell’impegno culturale, il che vuol dire
oggi presenza nei mass media, nella comunicazione sociale. Poi, accanto
a questo, l’apostolato sociale, un’altra delle componenti del carisma
ignaziana, quindi le missioni estere, iniziate da Francesco Saverio, si
sono sviluppate in modo ormai nuovo, diverso ma con lo stesso fervore;
in genere, con forme nuove di presenza sociale secondo le situazioni
locali: l’assistenza agli immigrati e tutte queste nuove forme che
aprono un futuro diverso, di un mondo ormai unificato, soprattutto,
valorizzando la vocazione dei laici all’interno stesso della Compagnia,
nella Chiesa e nella società. Una delle nuove frontiere della Compagnia
di Gesù nel nuovo Millennio è portare il Vangelo nel confronto delle
culture, imparando a vivere uniti nella diversità e cercando,
attraverso l’incontro con le religioni, soprattutto quelle
monoteistiche, ma insomma con tutte le religioni del mondo, per potere
realizzare quella umanità di pace e di giustizia. |