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Come sintetizzare la spiritualità ignaziana e riproporla all'uomo di oggi?
Partendo
adesso, come allora, dal discernimento dello spirito, dall'attenzione
ai moti interiori, dalla dinamica del desiderio, dall'esperienza di
allegria e tristezza trasmesse da pensieri, riflessioni, costatazioni,
fino a riconoscere che è "il Signore a comunicare se stesso all'anima
che gli è fedele, ad avvolgerla nel suo amore e nella sua lode, a
disporla ad entrare nel cammino in cui potrà meglio servirlo (Esercizi
Spirituali, n° 15).
La spiritualità ignaziana porta a un
rapporto personalizzato di ogni essere con Dio: un cammino di
umanizzazione in cui l'incontro di Cristo è stato e continua ad essere
determinante, un invito a guardare innanzitutto l'opera che Dio compie
"per me" in tutto il creato e, successivamente, a riflettere su ciò che
"io" devo fare, liberamente, per amore. Un'esperienza di Dio, quella
proposta dalla spiritualità ignaziana, che è anche un'esperienza
vissuta nella Chiesa, nel riconoscere che è lo stesso, unico Spirito ad
agire nella Chiesa e nel cuore dell'uomo, un'esperienza immediata, che
tuttavia si apre e si confronta con molteplici mediazioni, tesa a
cercare la volontà di Dio nelle circostanze concrete della storia del
mondo e delle vicende personali, in un "magis" di servizio a Cristo,
per la maggior gloria di Dio.
Francesco nasce il 7 aprile 1506
nel Castello di Javier, in Navarra, all’epoca regno indipendente sotto
la dinastia d’Albret; il Castello è celebre per aver dato i natali
all'Apostolo delle Indie e del Giappone e per custodire da tempo
immemorabile la scultura del "Cristo sorridente", un crocifisso ligneo
di stile gotico, dal volto improntato ad un sereno sorriso, oggetto di
particolare venerazione e meta di pellegrinaggi. Dopo la conquista
delle terre navarrine da parte del re di Castiglia Ferdinando il
Cattolico (1512) la fortezza degli Xavier viene parzialmente demolita e
i loro beni confiscati. A 19 anni Francesco si reca a Parigi per
gli studi universitari e prende alloggio nel Collegio di Santa Barbara,
dividendo la stanza con un giovane savoiardo, Pierre Favre. Ottenuta la
licenza in Filosofia, i due amici proseguono il cursus universitario
affrontando gli studi teologici; si consolidava nel frattempo
l’amicizia con il terzo compagno di stanza, quell’Ignazio di Loyola che
avrebbe avuto un’influenza decisiva nel loro percorso esistenziale. L’anno
epocale è il 1533: Ignazio vince le ultime resistenze di Francesco –
del quale ebbe a dire più tardi “E la pasta più rude che abbia dovuto
maneggiare...” - e lo convince a intraprendere un nuovo cammino
per l’edificazione del Regno, attraverso il ministero della
predicazione e il servizio ai più bisognosi; sono i mesi e gli anni in
cui il cammino dei tre studenti si intreccia, come a
Montmartre, quel memorabile 15 agosto 1534, quando con la
professione dei voti religiosi Ignazio e i suoi primi compagni si
pongono alla sequela di Cristo povero, impegnandosi ad alleviare le
miserie materiali e spirituali di indigenti e peccatori.
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