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Lettera n.59, ai Compagni residenti in Roma (Cochin, 20 gennaio 1548) PDF Stampa E-mail
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Lettera n.59, ai Compagni residenti in Roma (Cochin, 20 gennaio 1548)
Pagina 2

Trovatomi in tanto pericolo, mi affidai a tutti gli angeli cominciando dai nove ordini di essi, unitamente a tutti i patriarchi, profeti, apostoli, evangelisti, martiri, confessori, vergini, con tutti i santi del cielo, e per maggior sicurezza di poter ottenere il perdono dei miei moltissimi peccati, presi come protettrice la gloriosa Vergine nostra Signora, poiché in cielo, dove Essa si trova, Dio nostro Signore Le concede tutto quello che domanda. E finalmente, riposta tutta la mia speranza negli sconfinati meriti della Morte e Passione di Gesù Cristo, nostro Redentore e Signore, con tutti questi soccorsi e aiuti mi trovai tanto consolato in questa tempesta e forse ancor più di quanto lo fui dopo essermene liberato. Per un grandissimo peccatore il trovare lacrime di gioia e di consolazione in un così gran pericolo è per me, quando me ne ricordo, un motivo di gran confusione; così, durante questa burrasca pregavo Dio nostro Signore che se me ne avesse liberato, fosse solo per incontrarne altre, ugualmente grandi o maggiori, che fossero per il Suo maggior servizio.
Molte volte Dio nostro Signore mi ha fatto sentire dentro l’anima da quanti pericoli e travagli spirituali Egli mi abbia salvato per i devoti e continui sacrifici e le preghiere di tutti coloro che militano sotto la benedetta Compagnia di Gesù e di quelli che ora si trovano in gloria con molto trionfo dopo che in vita militarono e appartennero alla detta Compagnia. Carissimi Padri e Fratelli in Cristo, vi do questa notizia del molto che vi devo affinché mi aiutiate a pagare tutti, dato che da solo io non posso né con Dio né con voi.
Quando comincio a parlare di questa santa Compagnia di Gesù io non so staccarmi da un così gradevole colloquio né so mai finire di scrivere. Ma vedo che sono costretto a terminare, pur senza avere né la voglia né trovando il modo di finire, stante la fretta che hanno le navi. Io non so in quale miglior maniera potrei terminare di scrivere se non confessando a tutti i membri della Compagnia che, se mai mi dovessi dimenticare della Compagnia del nome di Gesù, la mia destra cada nell’oblìo, poiché in tante occasioni ho conosciuto il molto che io devo a tutti i membri della Compagnia. Per mezzo dei vostri meriti Dio nostro Signore mi concesse la grazia di farmi conoscere, secondo le mie povere capacità, il debito che io devo alla santa Compagnia: non dico tutto il debito poiché io non ho né virtù né tanto ingegno per una conoscenza pari ad un debito così grande; ma piuttosto, per evitare in qualche modo il peccato di ingratitudine, io ne ho, anche se poca, una qualche conoscenza grazie alla misericordia di Dio nostro Signore che, dopo averci riuniti nella Sua santa Compagnia in questa vita così travagliata, ci riunisca nella Sua gloriosa Compagnia del cielo, dato che in questa vita noi andiamo per Suo amore così lontani gli uni dagli altri.
Cfr. Cost VII, IV, 636-654; VIII, I, 655.671.673.



 
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