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Home Saveriadi DaybyDay Lettera n.48, ai Compagni residenti in Roma (Cochin, 27 gennaio 1545)
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Lettera n.48, ai Compagni residenti in Roma (Cochin, 27 gennaio 1545) |
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Dio nostro Signore sa quanto la mia anima si consolerebbe di più nel
vedervi che non nello scrivere questa lettera così malsicura a causa
della grande distanza esistente fra Roma e questi luoghi.
Ma poiché Dio nostro Signore ci tiene divisi in posti tanto lontani e
noi siamo così simili nell’affetto e nello spirito, se io non m’inganno
la distanza materiale non rappresenta certo un motivo di disamore o di
dimenticanza per coloro che si amano nel Signore. Mi sembra infatti che
noi ci vediamo quasi di continuo, anche se non possiamo più
intrattenerci familiarmente come eravamo soliti. Ed è questa una grazia
che è insita in ogni grande ricordo degli eventi passati, qualora essi
siano fondati in Cristo e che ha quasi la capacità di sopperire agli
effetti delle conoscenza sensibili. Questa presenza spirituale, che
così costante io ho di tutti i membri della Compagnia, è più un merito
vostro che mio in quanto i vostri continui e bene accetti sacrifici e
le orazioni che per me, misero peccatore, voi fate sempre, sono quelli
che suscitano in me tanto ricordo. In tal modo siete voi, miei
carissimi fratelli in Cristo, ad imprimere nel mio animo il vostro
costante ricordo, e se la memoria che suscitate in me è grande,
confesso che ancora più grande è quella che voi avete di me. Dio nostro
Signore voglia concedervi per me il premio che meritate per questo,
dato che io non posso pagarvi in altro modo se non confessando
semplicemente la mia incapacità a compensare la vostra carità, restando
indelebile nel mio animo la conoscenza del grande obbligo che ho verso
tutti i membri della Compagnia.
Cfr. Cost VIII, I, 655.671.673.
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