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Lettera n.6, ai Padri Ignazio di Loyola e Nicola Bobadilla, in Roma PDF Stampa E-mail
 (Lisbona, 23 luglio 1540) - Molte persone, nostre conoscenti, cercano di impedire la nostra partenza per le Indie, sembrando loro che qua noi otterremmo un maggior frutto nelle confessioni, nelle conversazioni private, con gli Esercizi Spirituali nel somministrare i Sacramenti, nell’esortare le persone alle frequenti confessioni e comunioni e nel predicare, che non se andassimo nelle Indie. Il confessore del Re e il predicatore cercano di non farci andare e di trattenerci qua, dicendo che otterremmo un maggiore risultato.
Tuttavia il frutto che noi avremo nelle Indie sarà una cosa meravigliosa secondo quanto affermano coloro che sono stati là molti anni ed hanno visto la gente assai disposta a ricevere la fede di Cristo nostro Signore. Essi dicono che se noi manterremo laggiù, così come avviene qua, questo modo di agire tanto lontano da ogni specie di avarizia, è certo che entro pochi anni convertiremo due o tre regni di idolatri alla fede di Cristo, allorquando vedranno e conosceranno che noi cerchiamo solo la salvezza delle anime. Coloro che sono stati molti anni nelle Indie ci danno una grande speranza circa il frutto che là daremo per il servizio di Dio nostro Signore. […] Noialtri cerchiamo e ci sforziamo sempre di unirci con persone lontane da ogni avarizia, e  non ci basta che siano distaccate dall’avarizia, ma anche da ogni specie di cupidigia, in modo che nessuno possa sospettare che noi si vada in cerca più di beni temporali che di quelli spirituali.
Cfr. Cost VII, II, 622; VI, II, 565-568; X, 816.

 
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