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LETTERE DI FRANCESCO A IGNAZIO PDF Stampa E-mail
Riportiamo la selezione di alcuni passi presi da due lettere che Francesco ha inviato a Ignazio di Loyola. Sono state scritte nel 1542 e nel 1544. Il modo di esprimersi va datato a quell'epoca, mentre rimane importante cogliere lo spirito missionario che anima il santo.

Selezione di alcuni passi presi da due lettere che Francesco ha inviato a Ignazio di Loyola

S.IGNAZIO Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa' avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questo zona non è abitata dai portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient'altro se non che sono cristiani. Non c'è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il "Padre nostro", l'"Ave Maria" e i comandamenti della legge divina.

Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l'hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l'ufficio divino, né prendere cibo, né riposare, fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli.

Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il simbolo apostolico, il "Padre nostro" e l'"Ave Maria". Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani.

Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li facci cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: "Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all'inferno!".

Oh! Se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!

In verità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: "Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia? Mandami dove vuoi, magari anche in India".
 
< Prec.
(C) 2008 Ignatius Xavier - Anno Saveriano 2006 - San Francesco Saverio
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