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Pagina 3 di 14 Un vento gelido scuoteva i rami della capanna di paglia che gli dava riparo, mentre i sensi venivano meno e la malaria annebbiava la vista, i movimenti, le forze. Antonio, un ragazzo cinese da lui stesso battezzato e che aveva studiato diversi anni a Goa, provava ad assisterlo come poteva — con fedeltà, amorevolezza. Sino a che, la notte del 2 dicembre, Antonio non si accorge che la fine è vicina. Accende una candela, si siede accanto a lui e veglia su quell'uomo così dolce e generoso, così determinato e sereno.
Antonio ascolta da quelle stanche labbra brani del Miserere — e confidenze e preghiere — tante, e talvolta dette in una lingua a lui sconosciuta. Era la lingua della giovinezza Il basco dei primi anni Il ritorno a come e dove tutto cominciò.
All'alba del 3 dicembre 1552 Francesco Saverio chiude gli occhi al mondo col nome di Dio sulle labbra. È domenica. Il giorno del Signore.
FRANCESCO SAVERIO Padre nostro che sei nei cieli Padre mio da cui tutto procede sento infine le mie forze mancare salda invece rimane la fede Padre nostro che sei negli astri Padre santo creator del mondo Dopo tanti viaggi perigliosi non spaventa quest'ultimo tramonto Odo “una musica che culla e che canta” * un profumo sconosciuto ora m'avvolge un arcobaleno invade il cielo Ho compiuto quello che dovevo Ho compiuto quello che potevo Ho compiuto ciò che più desideravo In te mi spegnerò felice come candela consumata dalla luce e innanzi alle pupille ormai socchiuse la dolce visione della croce (* citazione da uno scritto di Olivier Messiaen circa la propria musica)
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